Se siete arrivati a leggere questo articolo, saprete sicuramente che ci saremmo dovuti sposare il 13 febbraio 2021 e che, invece, ci sposeremo il 17 settembre 2021. Saprete anche che il nostro viaggio di nozze sarà una missione breve ad Agnibilékrou.
Quello che forse non tutti sanno è che, pur avendo già in testa matrimonio e viaggio di nozze in Costa d’Avorio nel corso di quest’anno, abbiamo deciso di partecipare agli incontri di formazione al Centro Missionario Diocesano già lo scorso anno, con l’idea di fare un breve viaggetto in Marocco nel settembre 2020. Infatti, come preparazione ai viaggi organizzati dal CMD, è richiesta la frequenza ad alcune giornate formative condotte in buona parte dai ragazzi della Commissione Giovani. Quella del 22 febbraio 2020, tra l’altro, è stata la prima serata di formazione ed è stata proprio una bella serata! Erano presenti circa 70 giovani desiderosi come noi di viaggiare; insieme abbiamo ascoltato esperienze di missione, svolto alcune attività e approfittato di un ottimo buffet di leccornie preparate da tutti noi. Di lì a qualche giorno, purtroppo, la pandemia ha reso tutto impossibile. La formazione si è interrotta, così come tutte le possibilità di viaggiare.
Tuttavia, tutto lo staff del CMD ha continuato a fornirci anche durante il lockdown di riflessioni e stimoli che sono poi sfociati in una proposta estiva particolare: partecipare ad una missione a kilometro 0, ovvero rendersi disponibili per alcune realtà presenti sul territorio. A noi è stato chiesto di fare volontariato per una settimana a Casa Amoris Laetitia (ne abbiamo parlato qui), un’ esperienza davvero speciale.
Un nuovo anno è arrivato e con lui la speranza di riprendere in mano i progetti che avevamo messo momentaneamente da parte. Così, nel febbraio 2021, è arrivata la nuova proposta formativa per i giovani che avevano ancora voglia di approfondire le tematiche del viaggio e della missione. Chiaramente, essendo ancora la situazione pandemica piuttosto incerta, si è deciso di adottare la modalità online. Abbiamo avuto l’occasione di ascoltare le testimonianze di chi è rientrato dopo missioni di molti mesi, chi è ancora in luoghi di missione e chi ci ha aiutato a comprendere meglio alcuni aspetti geopolitici e antropologici di luoghi nel mondo spesso citati e mai conosciuti veramente.

Finalmente, a maggio, abbiamo ripreso con gli incontri “in presenza” e abbiamo potuto constatare che siamo rimasti soltanto in 9 giovani a partire quest’anno, poiché la maggior parte ha preferito rimandare al 2022. Durante questi momenti formativi, la Commissione Giovani ci ha guidato attraverso video, fotografie, testimonianze e giochi divertenti alla scoperta delle motivazioni che ci spingono a partire e di quali sono le aspettative legate al nostro viaggio. Sono emerse riflessioni davvero belle! Si è parlato, ad esempio, del fatto che molto spesso si parte con l’idea di fare (costruire, organizzare, lavorare, …) ma la cosa che davvero assume importanza è quella di mettersi in ascolto e stare con la gente del luogo perché è l’occasione per conoscersi e costruire legami. Dunque, stare come verbo della missione per provare a capire gli usi e le tradizioni del popolo che ci ospita. Per vivere tutto questo con maggiore profondità ci è stato lanciato l’invito di “appassionarci alla vita dell’altro” mettendo in pratica un ascolto attivo capace di recepire le storie, la sofferenza e i desideri della persona che ci sta di fronte. Non dimentichiamoci, però, che può venire assolutamente spontaneo giudicare il modo di vivere di quelle persone proponendo, magari inconsapevolmente, soluzioni che per noi sono scontate ma che rischiano di “offenderli” o metterli a disagio. E’ importante, quindi, rielaborare la nostra cultura e il nostro modo di vivere provando a porre domande che assumano il carattere della comprensione e del non-giudizio. In tutto questo, dobbiamo ricordarci che in quanto missionari il tema della fede è fondamentale. Ma la domanda è: come si può portare la lieta novella quando si hanno di fronte situazioni di povertà estrema e condizioni di vita precarie? Spesso i popoli che abitano i luoghi di missione hanno una fede intrinseca, molto sentita e appassionata; perciò, vivere la fede con loro nella quotidianità restituendo costantemente fiducia verso il prossimo può essere un buon modo di annunciazione evangelica. Tuttavia, molti dei missionari (anche sacerdoti) ci hanno fatto presente che frequentemente sono più numerose le situazioni in cui ricevono il Vangelo e la parola di Dio dalla gente rispetto a quante lo annuncino. L’incontro con il povero, l’emarginato, il sofferente, riporta il volto di Dio.
Concludendo, avrete capito che questo anno e mezzo di formazione, svolto in diversi modi, luoghi e forme, ci ha veramente appassionati e catturati, arricchendo ancora di più il bagaglio che porteremo con noi in Costa d’Avorio.
