Omelia self-made

Forse non tutti sanno che il matrimonio è l’unico sacramento in cui i ministri del rito sono gli sposi stessi. Così, su “suggerimento” di Don Enrico, eccoci a parlarvi un po’ di noi attraverso le letture che abbiamo scelto.

Nella prima lettura (Tobia 10, 10-13), troviamo una coppia di sposi Sara e Tobia che, congedandosi dai genitori di lei, stanno per intraprendere il viaggio verso la loro vita. Avrete notato che noi siamo entrati in chiesa con entrambi i nostri genitori per poi salutarli e percorrere l’ultimo tratto di navata insieme, da soli. Anche noi come Sara e Tobia da oggi ci mettiamo in viaggio verso la creazione di una nuova famiglia, per sempre grati ai nostri genitori e alle nostre famiglie che ci hanno accompagnato fino a qui e che ci staranno sempre accanto.

Giovanni (1ª Giovanni 4, 7-16), invece, nella sua prima lettera ci mostra la natura di Dio. Non si può parlare di amore senza parlare di Dio. Chi desidera conoscere Dio, deve vivere l’amore, perché l’amore è da Dio e Dio è amore.
Ma questo non basta. Amatevi gli uni gli altri: sembra essere, quindi, imprescindibile la presenza di un’altra persona. Come il libro dell’amore, un po’ banale e pieno di carezze al cuore, ma inutile senza quel “Tu”.

Da qui nasce la più spontanea delle domande che ci sono state rivolte dall’inizio della nostra storia: “Ma perché proprio lui/lei? Vi conoscete da sempre e vi siete innamorati solo ora?
Sì, è stato strano perché abbiamo dovuto scrollarci anni di pregiudizi costruiti l’uno sull’altra per conoscerci davvero. Non c’è un perché, non abbiamo scelto noi di innamorarci.
Ed è successo proprio nel periodo in cui avevamo un obiettivo comune: quello di prenderci cura dell’oratorio e dei suoi ragazzi. Stavamo camminando insieme, in un’unica direzione. Grazie a questo ci siamo riscoperti e conosciuti davvero.

Per proseguire il nostro cammino dobbiamo, a questo punto, continuare a rivolgere il nostro amore anche verso qualcos’altro, verso qualcun’altro. E la vera missione per noi resta ancora quella di prendersi cura del prossimo. Non è un caso se ci siamo rivolti al Centro Missionario e a Don Luca per i progetti del nostro prossimo futuro. Vogliamo prendere alla lettera l’andare in tutto il mondo ascoltato nel Vangelo di Marco! (Marco 16, 15-20)
In questo viaggio cercheremo di cogliere i segni che ci accompagneranno. Anche noi in qualche modo proveremo a scacciare i demòni, aiutando le persone a non percorrere strade che si allontanano dal messaggio del Vangelo. La comprensione e gli atti quotidiani potranno essere il modo per parlare lingue nuove. Tenteremo di non farci avvelenare il cuore da coloro che proveranno a svalutare il significato della nostra missione. E cercheremo di portare conforto ai malati: piccoli gesti possono fare miracoli per strappare un sorriso a chi soffre.

Grazie per essere qui oggi e per esserci sempre stati vicini. Il nostro augurio per voi è quello di avere il coraggio di mettervi in cammino e di saper donare amore al prossimo. Sappiate riconoscere chi di fianco a voi soffre e prendetevene cura senza farvi scoraggiare da chi sminuisce le vostre azioni. Non smettete mai di appassionarvi alle vite degli altri!

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