Alle ore 21.00 siamo finalmente arrivati alla Parrocchia Saint Maurice ad Agnibilékrou, la nostra casa per le prossime settimane.
È stato un viaggio abbastanza faticoso, partiti da Malpensa alle 20,10 di giovedì e atterrati ad Abidjan alle 13,45. Nel mezzo, uno scalo ad Addis Abeba (Etiopia) durato 4 ore e mezza e vari fusi orari.
Una volta fatto il visto in aeroporto e superato mille controlli, don Marco ci è venuto a prendere con un fantastico pick-up e siamo partiti. Sapevamo ci sarebbero volute molte ore per arrivare a destinazione ma il traffico ha reso ancora più lungo il viaggio.
Ci sono volute più di 2 ore soltanto per uscire dall’agglomerato di quartieri che compone Abidjan. Ma dal finestrino ho potuto osservare uno spettacolo per me assolutamente nuovo.
L’aeroporto si trova in prossimità dei quartieri più ricchi dove gli edifici non si differenziano troppo da quelli che ci sono anche in Italia, hotel, ristoranti e negozi ben tenuti e con uno stile “occidentale”.
Poco dopo (con “poco” si intende una quarantina di minuti), gli edifici iniziano a diventare un po’ più radi e non più tenuti così bene, i negozi lasciano il posto a numerosissimi mercati carichi di frutta e verdura e le case sono per lo più fatte di legno e lamiera. Il traffico diventa sempre più intenso, taxi arancioni ovunque e una sorta di moto con cassone domina le strade trasportando merci e persone.

E poi i mercati diventano pieni di oggetti e vestiti e si trovano sempre più a ridosso del ciglio della strada, talvolta invadendola. C’è gente dappertutto, attraversa le strade in ogni direzione e affolla i mercati, molti ragazzi si siedono sui guard-rail e chiacchierano.
Man mano che ci allontaniamo dalla città diventa sempre più comune trovare donne e ragazzine che vendono frutta ai semafori. Gli uomini invece offrono mascherine e fazzoletti.
Finalmente arriviamo a quella che viene definita “autostrada”. Qui il paesaggio cambia di nuovo, iniziamo a vedere la foresta e le piantagioni di banani e altri frutti. Ogni 5km incontriamo un piccolo centro abitato e anche qui l’attività principale è la vendita di prodotti sulla strada, ma stavolta le bancarelle sono più piccole e costituite da qualche asse di legno, niente di più. Ormai inizia a fare buio e attraversando questi piccoli villaggi si sente della musica: sono alcuni dei piccoli ristoranti e bar, se così si possono chiamare, dove la gente si trova dopo il lavoro.
Dopo ore di viaggio, iniziamo a scorgere le luci di una città, è Agnibilékrou! È stata un’attraversata pazzesca e stancante ma osservare dal finestrino ciò che scorreva là fuori ha contribuito a farmi compiere una prima immersione nel mondo ivoriano.

chi va piano va sano e lontano