Una delle prime cose che da piccoli ci dicono sull’Africa è “non lamentarti di dover andare a scuola, pensa ai bambini africani che non possono andarci!”. In realtà, almeno in questo pezzetto d’Africa, le scuole ci sono. L’accesso è garantito più o meno a tutti, a patto che si paghi una quota d’iscrizione e si indossi la divisa (completo color cachi per i maschi, un abito a quadretti bianchi e blu per le femmine). Questo non significa che non ci siano grossi problemi organizzativi.

Tanto per cominciare, anche nei villaggi più sperduti sono state create le scuole, ma reperire docenti da mandarci (spesso sono luoghi difficili da raggiungere) non è semplice. Talvolta, l’alibi fornita dallo stato per giustificare questa mancanza è l’assenza di alloggi per il corpo docenti. In uno dei villaggi visitati in questi giorni, la comunità riesce a garantire 4 alloggi con uno ancora in costruzione. Sono stati costruiti in totale 5 alloggi con grande fatica e impiego di risorse, ma servono 6 maestri in questa scuola. Ad oggi, quindi, i bambini di 1ª elementare sono a spasso per le strade del villaggio perché non è ancora stato loro assegnato un maestro.
Anche in Italia, spessissimo, capita che ad ottobre non sono stati ancora assegnati gli insegnanti (soprattutto il sostegno) ma ai nostri bambini e ragazzi viene comunque garantito l’accesso a scuola e la permanenza per tutta la giornata.
Per quanto riguarda la didattica, qui è un po’ spartana. Questo perché i bambini che vengono dai villaggi non sanno una parola di francese e occorre quindi iniziare dalle basi con l’alfabetizzazione e con un programma molto semplice per tutte le materie. Il lavoro del maestro non è affatto semplice, deve gestire classi di 30/40 bambini che nella maggior parte dei casi ha dei comportamenti un po’ “selvaggi” poiché poco abituati a stare in un contesto classe.
Altra cosa fantastica è che medie e superiori sono in unica struttura, senza una divisione netta tra i due livelli di apprendimento. E poi tutti vanno al liceo perché non sono esistono scuole tecniche o professionali che possano istruire adeguatamente e al contempo insegnare un mestiere. E ce ne sarebbe davvero bisogno! Ma del mondo del lavoro qui, ne parleremo un’altra volta! Inoltre, in tantissimi vanno ad Abidjan per frequentare l’università ma la cosa strana è che per la maggior parte, vogliono studiare filosofia o materie umanistiche molto teoriche e poco concrete. Infatti, manca quasi totalmente una classe di lavoratori professionisti e specializzati.
Per una serie di motivi (povertà, trasferimento dai villaggi, lievi disabilità), ci sono bambini che restano esclusi dal sistema scolastico. Per alcuni di questi bambini, è stata creata qui nella Parrocchia di Saint Maurice una piccola scuola “la Gazelle” composta da due classi, ciascuna con il suo maestro. Per iscrivere i figli, la famiglia deve pagare una quota d’iscrizione molto bassa, praticamente simbolica, e comprare ai bambini la divisa. Il materiale scolastico è garantito dalla missione che attraverso varie donazioni riesce a procurare ciò che serve. Il progetto di questa scuola è seguito da Walter.
Ed è di Walter anche l’iniziativa di fare in modo che alcuni bambini con disabilità possano frequentare la scuola pubblica, ingaggiando una figura che possa fungere da insegnante di sostegno. Senza questa condizione, la scuola non contempla in alcun modo che i bambini e i ragazzi con disabilità possano frequentare la scuola come tutti gli altri.
