La vita qui non è semplice, ci sono situazioni di grande povertà che si traduce in mancanza di mezzi economici, carenza di strumenti intellettivi/cognitivi e, in alcuni casi, una scarsa presenza di alcuni valori che per noi sono, o dovrebbero essere, scontati.
Ed è in questo contesto che la nascita di un bimbo con disabilità è considerata una disgrazia, o meglio, una maledizione. Il segno che il diavolo ha fatto visita alla famiglia. A questo punto, la mamma ha due possibilità: abbandonare il bambino al suo destino (morte certa) oppure tenerlo con sé rischiando l’abbandono da parte di tutta la famiglia di origine. La superstizione qui è fortissima, perciò la seconda opzione è il gesto più forte e coraggioso che una donna possa compiere.
E di donne forti ne abbiamo conosciuta qualcuna! C’è la mamma di Divine, una bimba bellissima con un marcato ritardo cognitivo e nello sviluppo, abbandonata da tutta la famiglia, che cresce la sua bimba con fatica ma mettendocela davvero tutta. Quest’anno Divine frequenta la scuola materna mentre la sua mamma lavora, è già un buon risultato.
La mamma di Jean Baptiste, invece, non è stata del tutto ripudiata dalla sua famiglia, fortunatamente, ma il papà del piccolo è morto in un incidente stradale quando Jean aveva pochi mesi e c’è chi sostiene che questa disgrazia sia avvenuta per colpa del “serpente”. Jean Baptiste è il più piccolo dei suoi fratelli e a causa di una meningite avuta da piccolissimo ora ha una paralisi cerebrale che gli permette solo lievi movimenti della testa e delle braccia.

E poi c’è Elodie, mamma di Prince e abile sarta; c’è la nonna di Ange, che quando la figlia ha abbandonato il piccolo perché disabile, ha deciso di prendersene cura con tutta la fatica che ciò comporta.

Abbiamo potuto conoscere tutte queste donne grazie al lavoro che Walter ha fatto in questi ultimi due anni. In città, la suore del Sacro Cuore gestiscono un centro di fisioterapia, dove chiunque abbia problemi a livello motorio può recarsi per qualche seduta di riabilitazione. Qui Walter ha iniziato a conoscere alcune situazioni e poi, pian piano, è andato casa per casa insieme ad Etienne, un giovane ivoriano sensibile a queste tematiche, per scovare i casi più gravi e aiutarli. Si è creata così una bellissima rete di persone che si sostengono a vicenda, tanto che, spesso, sono le mamme di questi fantastici bimbi a segnalare a Walter o alla Parrocchia altre famiglie in difficoltà.
Da noi, in Italia, si parla tanto di inclusione delle persone con disabilità e, seppur con ancora molte fragilità e mancanze, siamo sulla buona strada. Qui, invece, sembra un po’ un’utopia perché della disabilità si ha veramente ancora paura. Però, si può provare ad intraprendere un percorso che rimetta l’accento sul dono della vita e sulla gioia che sprigionano i sorrisi e i piccoli progressi fatti da questi bellissimi bimbi.

