La pastorale nei villaggi

Alle 7 del mattino eravamo già sul cassone della Tata! No non è la babysitter, ma un pick-up. Direzione Assemienkro, un piccolo villaggio sperduto a nord-ovest di Agnibilekrou che fa parte della rete pastorale della parrocchia di Saint Maurice.

Solitamente una volta al mese i don vanno a far visita a questi piccoli villaggi, confessando e celebrando la messa.

Pochissimi abitanti parlano francese e c’è un catechista che dopo anni di formazione diventa “un po’ il responsabile” della comunità cristiana. Fa le celebrazioni durante la settimana (senza eucaristia) e si occupa delle traduzioni in nella lingua locale durante la messa tenuta da Pére Luca.

Abbiamo visto Abidjan con i suoi contrasti, siamo arrivati ad Agnibilekrou dove disagi e povertà sono la costante di questa cittadina. Il villaggio di Assemienkro, come tutti quelli che abbiamo attraversato per arrivarci invece, sono il vero cuore dell’Africa. La povertà fa da padrona, ma con un clima più sereno e molto meno caotico.

Una sola strada (sterrata) che per decine di kilometri si addentra nella vegetazione più selvaggia. Abbiamo impiegato un’ora e mezza a raggiungere il villaggio a causa della strada che in alcuni punti era ancora allagata per le forti piogge degli ultimi giorni.

Stranamente c’è corrente elettrica. O meglio… bisognerebbe dire che per le ultime elezioni (per procacciare un po’ di voti) hanno messo dei pali della luce e una parvenza di illuminazione che ad oggi però non funziona. Per farlo hanno addirittura sfruttato la manodopera di ogni singolo villaggio.

Le case per la maggior parte sono fatte di argilla e pali di legno e gli abitanti sono per lo più coltivatori di cacao. I frutti sono poi rivenduti al mercato al prezzo fissato dallo stato.

Noi eravamo gli ospiti d’onore! Ci hanno preparato la tavola e offerto da bere e poi anche il pranzo. Abbiamo anche provato a fare il Foutou, pestando una sorta di impasto in un tronco cavo. Si tratta di una pasta a forma di palla, a base di igname (conosciuto anche come yam, molto simile a una patata dolce), platano o manioca (anch’esso un tubero). Il Foutou viene servito poi con salse diverse, di solito piccanti a base di carne e verdure.

A tavola eravamo solo con gli adulti maschi più importanti del villaggio. Le donne erano impegnate a cucinare. I bambini pur essendo presenti non potevano unirsi a noi nel pasto ma avrebbero dovuto aspettare che gli adulti terminassero di mangiare per poter godere ciò che ne sarebbe avanzato.

Tanta povertà, per certi versi lontanissimo dalla “civiltà” è una vita forse scelta o forse capitata. Se ci nasci non per forza sogni uno stile di vita migliore. Anche perché l’alternativa più vicina è solo un altro tipo di povertà. Tante realtà che ci danno cose su cui riflettere..

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