Ricapitoliamo…

Dalla testimonianza per la giornata missionaria mondiale, Morengo Ottobre 2021

Siamo Angela e Ilario, due ragazzi che don Gigi conosce molto bene. Siamo stati suoi adolescenti nei ridenti anni di Campagnola. Arrivato all’alba dei nostri 14-15 anni ha messo un po’ le basi per quello che siamo diventati oggi. Ma la domanda vera è: perché siamo qui?

Come saprete, ottobre viene definito “mese missionario”, mese in cui la Chiesa celebra i missionari laici, religiosi e religiose e le loro missioni. Quindi in qualche modo siamo qui per parlarvi di questo. Lo scorso 17 settembre ci siamo sposati. Fin qua tutto nella norma. 

La cosa non del tutto secondo gli standard è che a breve, giovedì 14 ottobre per l’esattezza, partiremo per il nostro viaggio di nozze. E sarà un’esperienza un po’ particolare: andremo a fare un’esperienza breve di missione.

Per chi non è molto avvezzo a questa terminologia significa che in qualche modo saremo ospiti di una delle tantissime missioni diocesane che Bergamo ha sparse per il mondo. 

Prima di dirvi dove andremo e cosa andremo a fare dobbiamo fare un piccolo passo indietro per capire come siamo arrivati a questo punto.

Già cinque anni fa alla GMG di Cracovia papa Francesco mi aveva messo la pulce nell’orecchio di dover incominciare a essere dei giovani con le scarpe ai piedi e non dei giovani da divano. Quindi dopo qualche tempo di assestamento proiettato nel mondo del lavoro ho deciso di bussare al centro missionario di Bergamo e chiedere loro se potevano aiutarmi a realizzare questo mio desiderio di “prendere e andare”. Per mia grande sorpresa ho scoperto che non bisogna essere sacerdoti per essere missionari, anzi, il centro missionario permette a chi vuole di avere un piccolo assaggio di qualche settimana per assaporare la vita dall’altra parte del mondo. Con queste premesse, un po’ di incoscienza e tanta ignoranza tre anni fa sono partito per un’esperienza breve di missione in Kenya, ospite del convento delle Suore Orsoline di Gandino, in un piccolo centro abitato alle porte della capitale Nairobi.

Si parte con l’idea di cambiare il mondo, si torna con la consapevolezza che l’unica cosa che si può cambiare è come noi ci poniamo all’interno di questo mondo.

Quando si parte per un’esperienza simile riempi la valigia di cose: magliette, cappellini, materiale per la scuola che sicuramente può servire a persone che ne hanno bisogno! Ci sentiamo anche molto virtuosi e fieri delle nostre azioni. Poi arrivi lì e vedi che i bambini non danno peso a quelle cose. Sono felici perché ci sei, ti riempiono d’affetto senza aver fatto nulla! Il più delle volte non hanno le scarpe ai piedi, ma non è un problema. Non è quella la cosa importante.

Ho fatto l’animatore del CRE, né più né meno rispetto a quello che ho fatto a Campagnola! Certo, con mille difficoltà, ma nonostante la stanchezza della sera potevi dire a te stesso di aver vissuto quella giornata.

Dovendoci inizialmente sposare il 13 febbraio 2021, già a inizio 2020 avevamo intrapreso il percorso di formazione presso il CMD dato che avevamo già in testa di trascorrere il nostro viaggio di nozze in missione. Inoltre, avremmo volentieri partecipato ad uno dei viaggi brevi in programma per l’estate. La pandemia ha scompigliato i piani e così la maggior parte degli incontri si sono svolti in modalità online e tutti i viaggi pianificati per il 2020 sono saltati.

Tuttavia, non potevamo di certo stare con le mani in mano, così quando il CMD ha proposto a tutti i giovani delle esperienze di “missione a km 0” abbiamo aderito con entusiasmo (e anche un po’ di incoscienza). L’esperienza che ci è stata proposta è stata quella di fare del volontariato presso la CASA AMORIS LAETITIA, una RSD (residenza sanitaria disabili) attiva da circa tre anni, che si trova a Malpensata a Bergamo. E’ rivolta a minori con gravi disabilità, in particolare a situazioni di cronicità e/o fine vita che, in forma temporanea o definitiva, non possono essere assistiti al domicilio. Offre ai genitori, che normalmente vivono in struttura, fatta eccezione per questo periodo, la possibilità di essere accolti, seguiti e formati/addestrati rispetto alla patologia del bimbo. Quello che ci è stato richiesto era semplicemente stare con i bambini affiancando gli operatori nelle varie attività della giornata. Purtroppo, a causa del Covid, non abbiamo potuto fare molte esperienze che normalmente i volontari possono fare (aiutare con l’igiene, andare nelle camere da letto, …) però anche solo stare un’oretta a guardare la tv con loro acquistava un grande valore. E’ stata un’esperienza davvero coinvolgente dove abbiamo percepito il valore della vita: persino la più breve, incasinata e apparentemente disgraziata vita, porta sicuramente qualcosa di bello e significativo per il mondo che le sta attorno.

Tutto bello, ma cosa c’entra con il viaggio di nozze? Da quando ci conosciamo e, ovviamente, ancor di più da quando stiamo insieme, abbiamo sempre condiviso la passione di dedicare del tempo agli altri. Dal fare gli animatori/coordinatori al CRE, alle varie esperienze di volontariato (Caritas, …), abbiamo capito che una delle cose che ci accomuna è proprio l’attenzione al prossimo e alle sue fragilità. Così da quando Ilario si è avvicinato al CMD per la sua esperienza di missione, ho iniziato a partecipare anch’io a qualche iniziativa e, nonostante l’iniziale diffidenza e riluttanza, mi sono davvero trovata bene. Ho trovato una dimensione in cui ci sono persone che condividono le nostre stesse passioni, con entusiasmo e semplicità, e con le quali già dai primi incontri ci si sente in sintonia creando un clima veramente accogliente.

Così, è stato abbastanza naturale scegliere di dedicare il nostro viaggio di nozze ad una missione. Perché proprio la Costa d’Avorio? Da circa tre anni ad Agnibilekrou c’è un amico, Don Luca, originario come noi di Campagnola, che lì fa il prete missionario, e già questo ci sembrava un buon motivo per andare in terra ivoriana. Abbiamo successivamente scoperto che un missionario laico, Walter, educatore professionale, si sta dedicando da quasi due anni ad un progetto davvero bello rivolto a minori disabili e le loro mamme. In breve, in Africa, soprattutto in alcune zone, la società considera i bambini con disabilità non degni di vivere e le loro mamme che, contro tutti, decidono di tenere in vita e prendersi cura dei figli sono completamente ripudiate dalla famiglia d’origine e, molto frequentemente, anche dal marito. Walter e gli altri missionari, dopo aver visitato le case di queste mamme, hanno pensato di aprire in una sala della parrocchia una sorta di piccolo centro diurno dove i volontari si prendono cura dei bimbi mentre le mamme possono trascorrere dei momenti di sollievo. La prospettiva futura ovviamente sarà poi quella di fare in modo che queste donne vengano inserite nel mondo lavorativo. Quando ci hanno raccontato questo progetto ce ne siamo talmente innamorati da voler andare a vedere tutto questo con i nostri e a dare una mano, per quanto possiamo.

Non vediamo l’ora di partire e, magari, durante il mese missionario del prossimo anno vi racconteremo com’è andata!

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